

CLAUDIA OVAN: Dalla tua collaborazione con Chairs & More è nata Mousse, un’elegante poltroncina dal design avvolgente, che si è aggiudicata il secondo Premio Young&Design 2017 in occasione dell’ultimo Salone del Mobile. Come si è sviluppata l’idea per questo prodotto?
TOMMASO CALDERA: Il prodotto è nato da un brief molto preciso ricevuto dall’azienda, la richiesta era di una poltroncina con seduta imbottita per ambienti contract. L’intenzione è stata quella di ottenere una seduta compatta che potesse apparire però accogliente nelle linee e nei materiali. Per questo motivo si è scelto il legno per la struttura e linee che si “inseguono” per la parte superiore, dove le superfici sono arrotondate. A questo si aggiunge la possibilità di avere un tessuto diverso per l’interno e l’esterno della scocca che asseconda le richieste di personalizzazione e diversificazione degli ambienti contract.
CO: Come nasce la tua passione per il design?
TC: Nasce da una passione prima di tutto per gli oggetti, per quel rapporto strano e un po’ magico che si instaura con loro. Accade qualcosa quando ci leghiamo alle cose che ci circondano, che si tratti di un orologio, di una penna o di un divano. Disegnare oggetti a cui poi ognuno può dare un personale significato e farli diventare “compagni” per la vita è il motivo per cui faccio questo mestiere.
CO: Qual è la tua principale fonte di ispirazione?
TC: L’ispirazione viene sempre dall’azienda per cui lavoro e dal progetto specifico che sto iniziando, non riesco mai a parlare di ispirazione, ma più che altro del risultato di una metabolizzazione del progetto che sto affrontando in quel momento. C’è tutta una fase iniziale, molto lenta, di riflessione e studio, una sorta di ricognizione aerea su tutto quello che sta intorno al progetto che accelera verso la fine e precipita (con accezione positiva) verso il risultato finale, che però non è altro che il punto di partenza per iniziare a sviluppare il tutto insieme al cliente.
CO: Quali oggetti di design hai intorno durante tutta la giornata, nel tuo studio e a casa?
TC: Ho un misto di oggetti anonimi e altri più conosciuti, anche se nell’insieme non sono molti, non ho ancora molto spazio e in generale non sono un collezionista. Vengo colpito da qualcosa e devo portarlo a casa, senza pensarci davvero molto quando accade. Lavoro su una Tipton di Barber&Osgerby, mangio su una Chair One di Grcic, leggo l’ora su un Longines degli anni ’60, leggo con una MayDay di Grcic, scrivo con una penna di Muji, bevo da una bottiglia trovata in un mercatino delle pulci.
CO: Secondo te, qual è la funzione del design?
TC: Quella di dare forma al mondo in cui viviamo, in modi e forme differenti.
CO: Quanto ritieni che si sia liberi di progettare oggi? Ci sono settori o contesti che permettono maggiormente questo?
TC: Se si accetta il fatto che il design non è solo sensazionalità si può disegnare qualsiasi cosa. Tutto è da disegnare, c’è un linguaggio da aggiornare in ogni tipologia di prodotto, piccoli passi da fare in tutte le direzioni. Quando i designer dicono di non essere liberi è perchè loro per primi si costringono all’interno di canali e contesti poco permeabili.
CO: È’ possibile rendere democratico il design? Se sì, come?
TC: Partendo dal fatto che c’è molta confusione su cosa si intenda oggi per prodotto democratico, bisognerebbe sempre fare progetti “giusti” e non confondere il design con l’artigianato e l’arte. Questo sarebbe il primo passo per iniziare a ridefinire il termine di democratico quando si parla di design del prodotto. Ma è un argomento che si affronta troppo superficialmente e in modo troppo confuso.
CO: Cosa vedi nel futuro prossimo della tua attività?
TC: Sto cercando di sviluppare parallelamente al prodotto lavori di art direction, mi piace aggiungere al disegno degli oggetti anche tutto quello che gli gira intorno e cercare di far uscire la personalità di un’azienda lavorando sulle immagini, i cataloghi, gli stand e il racconto delle collezioni. Alla fine le aziende sono come delle persone, che a volte hanno solo bisogno di essere messe “a fuoco”.